Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/142

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gne di Lorenzo, a proposito di Sebastiana, e si domandava se ella era ancora pura. Dopo tutto egli era un uomo giovane, e per quanto non amasse le donne, come aveva confidato al capo‐macchia, non le odiava al punto di restar insensibile al contatto di una creatura bella come Sebastiana.

— Ma dimmi, perchè non vuoi tornare da tua madre, — le domandò sottovoce.

— Lo vuoi sapere? Ho paura che essa mi bastoni e non mi lasci più uscire di casa. Ah, cosa hai fatto, animale! — gli disse poi, ma non troppo irritata, — mi hai rovinata!

Egli la prese per la vita e le disse, sempre più turbato per il contatto di lei:

— Se vuoi ti accompagno io. Dirò tutto a tua madre, e prenderò io ogni responsabilità....

Ella sospirò, curvò la testa e non rispose; allora egli la strinse a sè e la baciò sul collo nudo. In quel momento la maestra Saju spinse l’uscio e si precipitò dentro la camera gridando:

— Ah, malandata, sei qui dunque? — e prima che quei due avessero tempo di riaversi dalla sorpresa, ella si buttò sulla ragazza, la prese per i capelli e la schiaffeggiò, coprendola di ingiurie crudeli. Il