Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/143

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suo viso imponente sembrava quello di un gladiatore in lotta; e la sua rabbia era tale che la bava le colava dagli angoli della bocca fino al petto.

Sebastiana scuoteva disperatamente la testa, sollevava le braccia per difendersi e gridava smarrita:

— Mamma, mamma...., sentite.... sentite....

Predu Maria prese la donna per le braccia e cercò di frenarne i movimenti convulsi; ma anche lui fremeva, e gli sembrava di fare un brutto sogno. Ecco la terza donna contro la quale, in meno di mezz’ora, era costretto a combattere! Ma essa era più forte di lui, e gridava con voce cupa e potente.

— Miserabile, immondezza!... Tu, proprio tu! Dopo che ti ho curato come un figlio! Donne perdute non ce n’erano, al tuo paese, che sei venuto qui a corrompere le ragazze minorenni?

— Ma, santa donna, sentite.... io....

— Mamma, mamma, — singhiozzava Sebastiana, — noi non facevamo alcun male....

Ma la donna non sentiva ragione, e se il Dejana non l’avesse tenuta si sarebbe di nuovo slanciata contro Sebastiana.

— Come, nessun male? Svergognata,