Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/146

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e con cenni del capo; ma il suo buonumore acuiva l’ira della donna.

— Ora parlo io, — disse Predu Maria, e raccontò, ma in modo non molto chiaro, la sua avventura con Marielène, e il colloquio con Sebastiana.

— È vero, è tutto vero, sì, sì! — approvava la ragazza; ma la maestra sobbalzava sulla sedia, infuriata, gridando che quei due mentivano.

— Se vi ho veduto io, con queste pupille, — gridò, cacciandosi le dita negli occhi. — Tacete, almeno! Tu adesso verrai con me, malandata, e ti legherò, ti chiuderò come in gabbia, parola di donna onesta! Con te, poi, — disse rivolta al Dejana, — aggiusteremo meglio i conti un’altra volta. Lasciami prima prendere informazioni!

Egli sentì che la sua pazienza era esaurita. Indossò la giacca, prese il cappello, e s’avviò per andarsene; ma prima di uscire disse alla donna:

— Non mi seccate oltre! Voi fate una commedia, ma avete scelto male il commediante: io non so farlo. Andate al diavolo, voi, Marielène, Sebastiana, e il resto....

— Ah, ah! — gridò Antonio Maria.

Il Dejana andò nella stanza d’ingresso,