Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/189

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ria vedeva, poco distante, un gruppo di roccie dalle cime forate, e gli sembrava che quei buchi, attraverso i quali splendeva il cielo, fossero occhi ardenti che lo ss assero.

Per la millesima volta disse a sè stesso che il delitto che stava per commettere non avrebbe recato male a nessuno. Tuttavia pensava con raccapriccio agli uccelli che sarebbero periti nell’incendio, e gli sembrava che il grido delle gazze avesse qualcosa di lugubre.

Finalmente si alzò a sedere, accese un fiammifero e lo tenne un momento fra le dita; e l’aria era tanto quieta che la fiammella trasparente non si moveva. Egli gettò il fiammifero in mezzo al fieno e pensò: — Se si spegne vuol dire che Dio non vuole.

Attese con ansia, e sulle prime gli parve che il fiammifero si fosse spento; ma ad un tratto vide sorgere tra il fieno come una gran foglia d’oro, e sentì un crepitìo leggero, poi sempre più forte e quasi allegro. In un attimo, come se il fieno e i cespugli avessero atteso appena un cenno per tramutarsi in fiamme, il fuoco divampò per un buon tratto della china.

Egli si alzò e se ne andò palpitante e come pauroso di essere inseguito dal fuoco e il fruscìo delle foglie secche gli sem-