Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/188

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schi del Goceano e dei monti d’Orgosolo non si darà pensiero.

— Io me ne andrò, e se verranno a seccarmi dirò che l’ho fatto per sfuggire alle persecuzioni della maestra....

Dormì fino al tramonto, d’un sonno agitato e pieno di fantasmi, e quando si svegliò stette a lungo immobile, guardando il fumo livido e rossastro degli incendi lontani, che saliva continuamente sul cielo e lo copriva d’una nuvola infocata.

Tutto l’orizzonte era di un livido ardente e come gonfio e solcato da enormi ferite; il sole calava tra il fumo come un disco d’oro insanguinato e pareva che si spegnesse per non riapparire mai più, ma dopo aver lasciato tutto il suo calore e il suo splendore sulla terra infocata. E tutta la montagna ardeva, simile a un mucchio di brage e di cenere; i macigni rosseggiavano tra il fieno giallo delle chine, e qua e là, su alcune zone di terreno bruciato da qualche incendio represso a tempo, gli alberi spogli e contorti e completamente neri davano l’idea di piante diaboliche, e le macchie di lentischio, che invece conservavano tutte le loro foglie, sembravano coperte di sangue e di ruggine.

Solo i gridi lamentosi delle gazze interrompevano il silenzio tragico. Predu Ma-