Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/222

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Entrambi guardarono in fondo all’orto, verso la casa nuova, e Sebastiana raccontò una lunga storia. I proprietari della casa, due giovani sposi paesani e benestanti, non erano contenti di quella costruzione piuttosto signorile, poco adatta per gente come loro, che aveva bisogno di locali terreni, di tettoie, e sopratutto di un orto; e poichè la maestra Saju non intendeva cedere il suo, essi volevano vender la casa.

Bruno si alzò.

— Voglio andare a vedere.

Mentre egli si avanzava sino al muro che divideva l’orto dal cortiletto, e guardava in su, calcolando quanti ambienti poteva avere la casa nuova, Sebastiana stese la mano e palpò con una lieve carezza il cappello che egli aveva lasciato sullo scalino.

Ella sentiva qualcosa di velenoso e dolce serpeggiarle nel sangue; ricordava che Bruno l’aveva quasi abbracciata, la sera del suo arrivo, e pensava che senza le stupide avventure accadute in seguito, egli forse si sarebbe innamorato di lei e l’avrebbe sposata. Egli era un forestiere, è vero, ma ella si sentiva attratta verso di lui quasi da un’affinità di razza; egli non aveva ucciso il patrigno, egli non aveva vizi; e la sua bocca melanconica