Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/225

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 219 —


il loro matrimonio, ed egli s’era mostrato sempre così, freddo e misurato; ma ella si accorgeva per la prima volta che egli le piaceva un po’ troppo.

III.

Siccome Predu Maria tardava, ella salì la scaletta e aprì la porticina che dava sul ballatoio di legno.

La luna apparve fra due nuvole che parevan due grandi caproni bianchi lanosi pronti ad azzuffarsi, e illuminò una camera vasta e pulita, col letto candido e quattro oleografie alle pareti. Sembrava la camera d’una moglie d’avvocato, diceva la maestra, e non vi mancava neppure il lavabo, col catino e con la brocca, e sul canterano scintillavano due candelabri di vetro smaltato, coi sottocandelieri circondati di fiorellini di lana. Dalle quattro oleografie sorridevano ardite e voluttuose quattro donne delle diverse parti del mondo: una circassa piena di collane simili a quelle che mossiù Perrò regalava alle sue serve, una parigina semi-nuda, una americana con un berretto da uomo, e una