Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/229

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lina facesse la locandiera. Allora l’impiegato annunziò a sua madre una visita sua e di sua moglie, e Bruno e Marielène e gli altri inquilini dovettero rassegnarsi a sloggiare, d’intesa fra loro di andar ad abitare tutti assieme nella stessa casa.

Bruno attraversava il Corso illuminato dalla luna, pensando alla casa di Zoseppedda, calcolando quante stanze potevano esserci, e quanto poteva costare: ma i suoi calcoli e i suoi pensieri, di solito così netti e precisi, erano quella sera alquanto confusi. L’immagine di Sebastiana, ora nitida e dolce, ora velata e insidiosa, li attraversava come la luna attraversava le nuvole. Egli la rivedeva seduta sulla scaletta, coi bei capelli neri raccolti sulla nuca bianca, e gli occhi nuotanti come in un vapore lunare. Ella gli piaceva, come gli era sempre piaciuta, e mentre s’era curvato a prendere il cappello gli era parso che ella lo attirasse a sè, col fluido della sua giovinezza, della sua bellezza, del suo ardore nascosto. Ma egli non era uno sciocco; e non voleva per un momentaneo capriccio compromettere il suo avvenire e la sua fortuna.

Rientrando a casa trovò Marielène ancora alzata, intenta a rimettere in ordine la cucina, e pensò ancora a Sebastiana