Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/23

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 17 —


la Cattedrale, il Papi dovette però sostenerlo con più forza per aiutarlo a passare; e quando furono più su gli domandò:

— Il Moro Antonio Maria è quello che è stato condannato per firme false?

La domanda era fatta con accento calmo e senza intenzioni offensive; tuttavia il Dejana rispose vivacemente:

— Ma che firme false! È stata tutta una calunnia, una trama di nemici.... di testimoni pagati.... Una disgrazia....

— Sempre così.... per voi! Tutti i reati son disgrazie!

— Son dunque fortune? Del resto, Antonio Maria Moro non ha bisogno di rubare! È ricco; la sua nonna è una delle donne più benestanti di Nuoro....

— Ma lo ha cacciato fuori di casa, dopo quell’affare! Aveva falsificato anche la firma di lei.... che non sa scrivere!

Questo particolare fece ridere il Dejana. Ah, quell’Antonio Maria! Egli lo ammirava! Generoso, senza vizi, commetteva il male per aiutare gli altri, mentre per conto suo menava una vita quasi di stenti.

Che quest’uomo generoso vivesse modestamente, i due nuovi amici se ne convinsero nel vederne l’abitazione.

Un cortiletto recinto da un muro in rovina precedeva una specie di portico pri-