Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/234

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— Ora verranno i toscani, per il carbone.

— Quelli non son cinghiali, son lepri!

— Io, fratello caro, se avessi moglie non mi fiderei neanche dei gatti!

Con quest’avvertenza Lorenzo si congedò. Predu Maria lo seguì con gli occhi finchè lo vide sparire e come affondarsi fra le roccie giù nel sentiero, e soltanto allora si sentì tranquillo; gli parve che il suo orizzonte si allargasse, e che egli oramai stesse più comodo nella vita, come un viaggiatore al quale un grosso compagno di viaggio, andandosene, abbia ceduto il suo posto nella diligenza affollata.

Per qualche tempo visse tuttavia nel timore che Lorenzo tornasse e gl’imponesse di lasciargli di nuovo libero il posto. Egli serviva goffamente i lavoranti, e molti lo prendevano in giro, pregandolo di pesar bene, di regalar loro qualche cosa, di esser meno esoso. Sebbene egli non fosse amico di nessuno, con lui tutti si mostravano disinvolti e arditi; egli era stato uno di loro: poteva quindi capirli, sebbene fosse pagato per defraudarli; ed egli ricordava quanto aveva sofferto, ma la sua coscienza non gli permetteva di contentarli. Se dava ascolto a loro si rovinava in pochi giorni; e d’altronde essi scherzavano, lamentandosi, e anche lui cominciò