Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/246

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di lei, ed entrambi la lodavano, poichè zia Chillina aveva finito per convincersi, un po’per esperienza, molto per amor proprio, che la sua inquilina era una donna onesta, una donna fina, e Bruno, per conto suo, non poteva fare a meno di ammirare sua moglie per la sua sveltezza e la sua abilità.

In un attimo ella si vestì, ridiscese, salutò zia Chillina e prese il braccio del marito; ed entrambi si allontanarono, tranquilli e uniti come due sposini, mentre la vecchia li seguiva con uno sguardo materno.

Attraversarono la piccola città illuminata dalla luna. S’udiva ancora il lamento delle fisarmoniche e un trillo di chitarra; e i galli cantavano, intonando anch’essi una serenata; nel Corso passavano figure di donne vestite di bianco, e davanti al caffè sedevano ufficiali e borghesi; fra lo scoppio delle bottiglie di gazosa vibravano le risate ironiche di un vecchio cacciatore e le frasi tonanti di mossiù Perrò.

Bruno era pensieroso, come preoccupato per l’affare della casa, e ancora incerto se concludere o no; Marielène invece pensava al giorno in cui egli, diventato ricco, si sarebbe seduto in mezzo a quei borghesi e avrebbe discusso con loro; e la voce del