Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/247

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suo ex padrone, invece di irritarla ricordandole tutte le vicende passate, incitava le sue idee ambiziose. Ella non aveva perdonato, nè a lui nè a Sebastiana nè ad Antonio Maria, ma voleva vendicarsi di loro diventando una donna ricca e rispettata, e aiutando suo marito ad elevarsi al di sopra di loro.

L’idea di andar ad abitare davanti ai Dejana in una casa propria e di esporre davanti a loro, giorno per giorno, la sua crescente fortuna, la inebbriava come un sogno d’amore.

Anche per lei eran giunti giorni migliori; le sembrava di aver finalmente afferrato la fortuna e voleva tenerla ben stretta come quella sera teneva stretto il braccio di Bruno.

Zoseppedda, giovane paesana benestante, che coglieva volentieri l’occasione per sfoggiare il suo italiano dialettale, li aspettava e li accolse affabilmente, non senza però una certa degnazione. Sebbene sapesse che Bruno capiva e parlava anche il dialetto, gli disse in italiano che il marito era dovuto partire per l’ovile, dove un servo si era improvvisamente ammalato, ma che potevano egualmente discorrere del loro affare.

— Queste son le carte, — disse, depo-