Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/278

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— Ma ho uno zio, cuoricino mio, fior di roba!

— Eppoi.... eppoi.... tu non sei nata con la tua mala sorte sulle spalle....

— O sul viso, Sebastià! Tua madre ti ha fatto troppo bella.

Sebastiana si passò le mani sul viso, quasi graffiandosi.

— No! Ci sono altre donne belle, che non sono maledette come lo sono io!

— Sai cosa sei, Sebastiana? Sei una donna paurosa. Io, vedi, io....

— Tu, che faresti? Continua....

— Io mi divertirei! Non hai figli; ti hanno dato marito per dispetto: ebbene io scapperei con mossiù Perrò!

Sebastiana che si aspettava ben altro consiglio, si mise a ridere.

— Adesso? Mi fa orrore, adesso. Lui magari vorrebbe; ma io non sono da vendere. S’impicchi con le sue collane!

Ella rideva; ma ben presto si rifece seria, quasi cupa, e un ardore fosco, di passione insoddisfatta, di desideri irraggiungibili, le brillò negli occhi. Cominciò a torcersi le mani e ripetè, ma come rivolgendo a sè stessa la domanda:

— Che fare? Che fare?

Predichedda, pronta alla pietà, si commosse; cessò di masticare e di lanciare di