Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/287

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carnevale. Le maschere a cavallo, vestite di stracci e di pelli, passavano di corsa urlando tra la folla che si divideva al loro passaggio.

Collane di sonagli circondavano il collo dei cavalli dalle criniere intrecciate e dalle code ritorte adorne di nastri gialli e verdi. Altre maschere, a piedi, marciavano in fila o a gruppi, al suono delle fisarmoniche; qualcuna buttava in aria manate di confetti rossi, e allora i monelli si slanciavano a torme, come branchi di capretti, aggruppandosi attorno ai passanti, e rovesciandosi e percuotendosi come piccoli diavoli.

Bruno, che passava rasente ai muri per non essere travolto dall’onda dei ragazzi, o da qualche maschera a cavallo, impiegò molto tempo per arrivare fino alla piazza; e là si fermò finchè non vide due mascherine vestite con lunghe camicie da signora, cuffietta da notte in testa, una col nastro rosa, la più alta col nastro celeste. Egli le riconobbe subito: d’altronde appena lo scorsero le due cuffiette cominciarono a tempestarlo di confetti e di castagne secche, e quando lo videro circondato da una torma di monelli urlanti si allontanarono di corsa.

Egli seguì la più alta con uno sguardo