Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/302

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dialetto e dalle espressioni locali come il grano dal loglio.

— Ma anche il principio non è la vetta, — insisteva l’omino, quando all’improvviso sorrise e abbassò la voce, come parlando fra sè: — ecco il fondo e la vetta, l’alfa e l’omega....

Sebastiana entrava, dal portoncino del cortiletto, con un ciuffo di erbe odorose in mano. Vedendo Bruno, pallido nel chiarore che veniva dalla cucina, ella provò un’emozione profonda, quasi un senso di spavento, ma seppe dominarsi, e disse piano, timida, porgendo le erbe al professore:

— Eccole l’armidda. Senta che profumo!

L’omino afferrò, con l’erba, la mano di lei, e disse galantemente:

— Fosse anche cicuta, in mani vostre odorerebbe di rose.

Ella si svincolò senza parlare, accorgendosi che Bruno la fissava con una specie di curiosità febbrile.

Il professore andò ad esaminare l’erba presso il lume: rialzò gli occhiali sulla fronte, odorò i ramoscelli sottili, fragili, coperti di foglioline minutissime e di fiorellini violetti, e domandò alla signora Arrita se era proprio quella l’armidda.

Timus herba barona?