Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/304

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 298 —


disse che se ne andava a dormire. Nel cortiletto rimasero Marielène, la maestra e la signora Arrita; e queste due si dicevano qualche insolenza, ma in modo garbato e fino, come due grandi dame.

Sebastiana rientrò a casa, ma invece di andare a letto rimase sul ballatoio: la notte era così dolce, così bella! Dov’era andato Bruno? Da un’altra donna? Ella si sentiva triste, perchè le sembrava che egli la disprezzasse e la sfuggisse; ma all’improvviso lo vide attraversare l’orto e salire la scaletta, cauto e silenzioso come un ladro. Felice e spaventata ella gli andò incontro e gli cadde smarrita fra le braccia; ed egli la trascinò nella camera, e cominciò a rivolgerle aspri rimproveri: le sue risate, i suoi divertimenti, i fiori dati al professore.... le sue frasi leggere.... il turco....

— Io non so.... io non so.... — ella mormorava smarrita. — Io non guardo nessuno.... non penso che a te. Credimi una buona volta, Bruno, cuore mio....

Nell’oscurità della camera, rotta appena dal vago chiarore della porticina aperta, ella osò avvinghiarsi a lui, decisa a non lasciarselo sfuggire più, ed egli tacque e parve vinto. La strinse a sè, perdutamente, e un silenzio quasi lugubre regnò intorno