Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/308

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Una domanda bisbigliatagli all’orecchio lo trasse dai suoi sogni.

— Figlio mio, sei qui?

— Zia Chillina? Che, state poco bene?

— Io no, grazie al Signore. Sto bene come un piccolo santo in cielo. Sono venuta qui per un affare.

— Anch’io, — egli disse a voce alta, e siccome zia Chillina si lamentava perchè nè lui nè Marielène la visitavano spesso, aggiunse, cupo: — abbiamo tanto da fare.... da pensare.... Ma presto, spero, presto avrò un po’ di pace e verrò a trovarvi....

Ella gli stringeva il braccio e gli susurrava:

— Figlio mio, non bisogna lasciarsi trasportare dalla ruota della vita.... no. no.... se no la ruota ci schiaccia.... Pensa un po’ anche a divagarti.... Non pensare sempre ai soldi!

— Oh, no, no, penso anche ad altro! — egli mormorò; ma subito si pentì di queste parole.

In quel momento toccava il suo turno: egli voleva far passare la vecchietta, ma ella ringraziò e lo spinse verso l’uscio socchiuso.

Accanto alla finestra, nella vasta sala bassa e affumicata che sembrava il laboratorio d’un alchimista, sedeva il vecchio