Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/310

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Bruno si riabbottonava il corpetto, e domandava, stupito come un bambino:

— Che vuol dire?

— Che vuol dire riposo? Il contrario di strapazzo, e cioè non correre pei boschi, non esporsi alle intemperie.

— Devo rinunziare al mio mestiere?

— Per qualche tempo, sì.

Egli si alzò, pallido e quasi irritato.

— E chi mi dà da vivere? Eppoi.... eppoi.... io non posso vivere senza far nulla! Io sono abituato a lavorare.

Il vecchio ricacciò la testa fra il cannocchiale e il globo, e sopra la tavola Bruno non vide più che la nuvoletta di capelli grigi. Capì che era inutile gridare, difendersi: era venuto per domandare un consiglio, il vecchio glielo aveva dato, e spettava a lui seguirlo o no. Abbassò la voce, e domandò esitando:

— Ma è dunque grave? Mi dica almeno il nome della malattia!

Senza sollevare il capo il vecchio borbottò: «dilatazione dell’aorta», e Bruno se ne andò senz’aver capito che una sola cosa: che il rimedio prescrittogli era peggiore del male.

Dopo aver salutato la sua ex — padrona di casa uscì, triste ed umiliato, e andò dallo speculatore. Anche là alcune donnic-