Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/329

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— Perchè io solo? Sono io solo ad occuparmi dei fatti altrui?

— Non arrabbiarti, ragazzo! Dico, tu sei vicino di casa del Perrò!

— Io ho una vicina, quest’anno, che non mi lascia tempo di occuparmi di altri, e molto vicina, ti dico! Tanto vicina che ce l’ho addosso. La febbre, ti dico! Non so altro.

— Ma Bruno l’hai veduto?

— L’ho veduto, sì! Sta più bene di me, e forse anche di te!

— Ma io sto bene!

— Potresti star meglio!

— Se mi lamentassi offenderei Dio; che cosa mi manca? Ricordati come sono arrivato! Come un cane randagio.... e zoppo per giunta; adesso sembro invece un ricco e nobile proprietario! — esclamò Predu Maria, e sporgeva la pancia, aprendosi la giacca, guardandosi il petto e battendovi su le mani; e senza confessarlo a sè stesso, provava una certa soddisfazione nel veder così mal ridotto colui che lo aveva coperto d’ingiurie quando egli si era adattato al più umile dei lavori. Eccolo lì, l’uomo borioso, il mezzo borghese, ridotto alla miseria, più disperato dell’ultimo degli scorzini!

— E se sei così ricco, perchè non mi presti cento scudi? — domandò Antoni Maria.