Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/347

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— Ma come, non eri a letto?

— Mi sono alzato; soffocavo dal caldo....

La notte era calda, infatti; la luna attraversava il cielo violaceo, e il suo chiarore si confondeva con quello dei fuochi d’erbe secche e di stoppie, che brillavano qua e là negli orti solitarî.

— Perchè sei tornato? — domandò Bruno, dopo un momento d’esitazione.

— Ma.... non lo so neppur io! Sono citato per testimonio; non so per qual causa....

— Forse l’incendio della tanca Moro. Sono stato interrogato anche io....

— Ah, ah! Ancora? — disse Predu Maria con voce alta e forte; e cambiò discorso, domandando a Bruno come stava.

— Bene.

— Bene! — ripetè fra sè Predu Maria, allontanandosi. — E la sua voce intanto è fiacca come quella di un moribondo!

Egli ricordò che sua madre diceva che certi malati, prima di morire, sentono una smania d’andare in giro, e si alzano da letto e vagano come fantasmi; e forse anche Bruno....

Ma avvicinandosi alla casupola di Antoni Maria dimenticò i mali altrui per ripensare ai proprii. Perchè risorgeva la questione dell’incendio? Gli sembrava che