Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/348

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il contegno della suocera a suo riguardo fosse stato, quella sera, quasi ostile. Anche lei sapeva?...

Entrò nel cortiletto e picchiò alla porticina, ma nessuno rispose. Allora ritornò indietro, ma ripassando per il cortile sentì nella strada un passo lento e incerto, e capì che Antoni Maria ritornava a casa alquanto ubbriaco.

— Quello ti fa bene, per le febbri, — gli gridò dal portone.

Al sentire all’improvviso quella voce, l’ubbriaco si fermò come impaurito, poi si avanzò di corsa, inciampando, e sarebbe caduto se Predu Maria non lo avesse accolto fra le sue braccia; ma invece d’essergliene grato, l’amico cominciò a tempestarlo di pugni gridando:

— Tu eri in agguato.... tu volevi uccidermi.... Prendi, allora, prendi....

— Tu hai perduto la ragione! — gridò Predu Maria, trascinandolo nel cortiletto. — Andiamo, ti metto a letto come un marmocchio. Dove hai la chiave?

Antoni Maria si mise a ridere goffamente, con un riso strano, soffocato, misto a singulti.

— Vuoi anche la chiave? Non ci ho niente, dentro. Niente! Neanche acqua, adesso! Jaja mi ha tolto la pensione.... E