Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/349

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di chi la colpa? Tua, Gerusalè, tua, immondezza! Vattene, non c’è nulla da bruciare, qui! Vattene, se no ti schiaccio come una lucertola.... Ti farò mangiare ancora il pane del re....1

Predu Maria sentì un brivido di terrore, non per il pericolo che correva, di venir preso e condannato di nuovo; ma pensando al male che aveva fatto ad Antoni Maria, al suo ex compagno, al suo ospite....

Non gridò più, non parlò più, finchè non riuscì a prendergli la chiave ed a spingerlo dentro.

Dentro c’era buio. Solo dalla finestruola aperta si scorgeva come un lontano sfondo di mare, e uno scoglio in mezzo, e una stella sopra lo scoglio, piccolo lume nella notte infinita.

Così entro l’anima di Predu Maria Dejana brillava una piccola luce, l’ultima: la speranza di farsi perdonare da Antoni Maria confessandogli il delitto.

— Adesso mi dirai tutto, — gridò, spingendolo sul lettuccio. — Antoni Maria Moro, parla!

Ma l’ubbriaco non faceva altro che ripetere:

  1. Rimettere in carcere.