Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/350

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— Tu mi hai rovinato! Tu mi hai ucciso!

— Ebbene, lo so! — proruppe il colpevole. — Ma, senti, rimedierò. Domani devo andare dal delegato, e gli dirò tutto. Gli dirò: sono stato io, non incolpate nessuno e tanto meno quel disgraziato....

— Tu dirai così? E perchè dirai così?

— Perchè è la verità, Antoni Marì! E dirò anche: sì, l’ho fatto, perchè vi sono stato spinto da uomini malvagi: l’ho fatto perchè mi ha spinto la disperazione....

Antoni Maria si sollevò lentamente, appoggiandosi al letto, ma non parlò subito. Vi fu un momento di silenzio tragico: poi all’improvviso la voce rauca e beffarda dell’ubbriaco risuonò nella camera buia.

— Ah, immondezza! Dunque è vero?

— Mi pare che tu non ne dubitassi!

— E invece ne dubitavo ancora! Ma se tu lo dici devo crederlo anch’io! Ricordo, sì, d’averti trovato là, come la vipera fra i cespugli. Ma perchè lo hai fatto, di’, perchè lo hai fatto? Eri disperato? Ah, ah, volevi comprare le cianfrusaglie a tua moglie, a quella perla! Ecco perchè lo hai fatto. Ma anche lei adesso ti orna il capo con una corona d’oro! Va a vedere: va.... va.... va a guardare.... Tu volevi rider