Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/45

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s’interruppe e arrossì, come sorpreso a fare una brutta azione.

— Come ad un amico! — mormorò, stringendo la mano a Bruno, e questi si alzò e uscì in fretta, quasi per evitare d’esser trovato lì da Antonio Maria.

Il Dejana li sentì che si salutavano nel portico; Antonio Maria non aveva più voglia di scherzare, come alla mattina, ed entrò imprecando contro Predichedda che non era più tornata e non aveva acceso il lume ed il fuoco. Vedendo l’ospite alzato il suo malumore aumentò. Lo costrinse a rimettersi a letto, e non smise di brontolare finchè non arrivò la maestra, che trovò il malato alquanto febbricitante e irrequieto e per calmarlo gli compose una bibita d’acqua bollita, miele e cipolle. Egli bevette con ripugnanza la strana miscela, e poco dopo cadde in un dormiveglia febbrile.

Le ore passarono. Fuori continuava la pioggia e aumentava il fragore del vento; ma nel camino di Antonio Maria crepitava un buon fuoco, e il sofferente vedeva, o credeva di vedere, attorno al focolare, un gruppo d’uomini dalla figura equivoca. Di tanto in tanto qualcuno di essi balzava in piedi, nero sullo sfondo rossastro della stanza, e gesticolava e si avvicinava al let-