Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/81

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e ombre d'uomini passavano nello sfondo rossastro della radura, dove i tronchi e i rami scorzati, al chiaror del fuoco avevano parvenze di membra umane.

VIII.

Bruno preparò la polenta e mangiò in compagnia del dispensiere, sul rozzo tavolo sotto la grande tettoia rischiarata da un lume ad olio.

— Fa già freddo! — diceva il dispensiere, sebbene fosse vestito di panno e avesse uno scialle intorno al collo.

— Io non lo sento! — rispose Bruno, ma l'altro replicò con disprezzo:

— Tu e la scorza avete la stessa sensibilità!

Egli era un giovinotto magro e malaticcio, cieco di un occhio; e il suo viso pallido e sbarbato, dal profilo sottile, guardato dalla parte dell'occhio sano sembrava il viso di un fanciullo, mentre dall'altro lato appariva triste e bieco come il viso d'un vecchio malvagio.

— Tu, però, farai fortuna, tu, — riprese, vedendo che Bruno non si offen-