Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/82

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 76 —


deva. — Ieri carbonaio, oggi capo‐macchia, domani sarai anche tu speculatore!

— E perchè no? Gli altri, come hanno cominciato? — rispose Bruno con calma.

— Rubando, si sa!

— Signor Lorenzo!

— Fammi il piacere, chiamami Lorenzo; sei mio superiore! Ma che freddo, stasera! Ha molto piovuto a Nuoro?

— Oh sì!

— Vorrei con me una donna! Ma bella e grassa, che potesse scaldarmi! Potevi portarne su una!

Egli socchiudeva l’occhio sano, quasi per nascondere il difetto dell’altro; e non rideva, e non sorrideva, e Bruno non sapeva se egli scherzasse o parlasse sul serio.

— Eh, sì, ce n’era una, di molto bella, che io volevo portar su, stamane. Ma non volle venire!

— Ma era bella davvero?

— Forse lei la conosce; è la serva del Perrò, Sebastiana.

— Altro che la conosco! Quella sarebbe una bella compagnia.... un po’ pericolosa, però....

— Oh, perchè? Perchè?

Bruno desiderava notizie della fotografia smarrita dallo speculatore, ma si accorse che il dispensiere diffidava di lui.