Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/199

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Lusingata, ma anche intimorita, mi volgo a guardarlo meglio, con la paura che egli abbia conosciuto mio padre e sappia qualche cosa del mio nemico.

— Credo di aver conosciuto suo padre, ma lei forse non era neppure nata — egli mi rassicura subito, con galanteria. — Sono già venti anni che, come capitano dei Reali Carabinieri, sono stato nella sua bella città.

— Avrà conosciuto le mie cugine, allora; quelle sette graziose signorine che abitavano al Corso, in faccia al Caffè della Posta, e stavano sempre alla finestra — gli dico storditamente, non ricordando che le sette civette sono poco più vecchie di me.

— No, signora: almeno non distinguo: poiché tutte le donne, nella sua città, sono belle come le Madonne di Raffaello.

— Boumh! — fa qualcuno alle sue spalle. Ed io per la prima scoppio sinceramente a ridere; ma non meno schietto di me è il nobile colonnello, che rotea intorno gli occhi d’onice, ancora fulgenti

Deledda, Il paese del vento. 13