Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/221

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Ricordai il giorno del nostro viaggio di nozze, il senso di lontananza dall’uomo col quale dovevo trascorrere la vita; e, nella mia solitudine interiore, il proposito di vivere di me stessa. Infinitamente più grande era la distanza che adesso ci separava: ma la forza e la volontà di poter vivere senza di lui, senza la sua fede, erano abolite in me.

Morire: non mi restava altro, e pensai di farlo subito, se egli subito non si ricredeva.

Misi la testa sotto il guanciale, e mi allacciai il collo col fazzoletto che tenevo accanto: con calma egli mi scoprì, mi strappò il fazzoletto, lasciò che io singhiozzassi a lungo, convulsa e strozzata.

Vomitai tutto il dolore, la rabbia, il veleno, i cibi e il vino altrui, ingoiati in quel giorno. Mi pareva di essere in alto oceano, col mal di mare, e di dover morire, anche senza uccidermi. E mio marito non mi confortava, non mi domandava perdono, come io anelavo: solo, quando ebbi cacciato fuori anche la bile, egli, con