Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/40

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Essere amata da un giovine come Gabriele doveva essere una cosa fantastica, un vero incantesimo: vivere con lui, però, nella realtà di tutti i giorni, era, certo, spiacevole e penoso.

E cominciai ad aspettare questo Gabriele, che, avendo ormai noi disponibile una camera per gli ospiti, doveva pure lui un giorno o l’altro profittarne.

Ma tanti altri ospiti andavano e venivano; lui non arrivava mai.

Ritornò ancora il padre, col servo fedele; e mi parve già qualche cosa. Anche questa volta egli parlò del figlio, ma con qualche preoccupazione.

Gabriele non intendeva più di aspettare a laurearsi per andare all’estero e perfezionarsi nei suoi studi; voleva partire presto, ed iscriversi all’Università di Monaco o di Berlino: occorrevano quindi molti denari, per accontentarlo, e il notaio, a quanto lo stesso servo raccontava, era piuttosto avaro.

— Mah, bisogna pure sacrificarsi, per il bene dei figli, — disse mio padre: —