Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/96

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    — Non ci manca altro, — penso io, allarmata, ma non eccessivamente.
    Le cose avevano cambiato aspetto, dalla sera prima, e adesso mi sembrava di sognare, o meglio che le vicende del giorno avanti fossero state solo un brutto sogno: ed io stessa ero diventata completamente un’altra donna.
    Cessato il vento, di fuori e intorno a me, nella camera grande e tiepida, regnava un silenzio eguale solo a quello che si sente quando un treno rombante si ferma in una stazione solitaria di montagna.
    Avevo l’impressione che la terra avesse cessato di camminare, e tutto e tutti si stesse sospesi nello spazio, infinitamente azzurro e puro. Gli alberi, davanti alla finestra, della quale mio marito aveva aperto le persiane e gli scurini, mi parevano incisi sulla lacca dorata del cielo; e lo stesso pigolìo degli uccelli aveva una vibrazione meccanica, come quella degli usignoli finti.
    Le parole che il mio compagno, sporgendo il viso dall’uscio, pronunziò sotto-