Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/117

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 107 —


dolore! Ma se io uccido un uomo sia pure perchè malato di una malattia inguaribile, non proverò più dolore e noia di quanto ne provo nell’assisterlo per qualche anno o per qualche mese?

— Pochi anni, pochi mesi, quando si è giovani, contano per una eternità: una volta perduti, buttati al dolore, non tornano più. Eppoi, io intendevo dire questo: che bisognerebbe uccidere i malati inguaribili per alleviare la loro pena: liberar noi, ma liberare anche loro.

— La libertà? Esiste? Sappiamo noi se dopo morti saremo liberi? Anche in vita abbiamo l’illusione di trovar libertà. Dove è? Si rompe tutto intorno a noi, si corre, si fugge, si ricade sempre nella rete che mescola gli uomini e li avvinghia gli uni agli altri solo perchè sono uomini. Lei uccide un malato; ne trova subito un altro. Siamo tutti malati, tutti schiavi gli uni degli altri.

— Eppure lei.... — cominciò la donna, ma non osò proseguire: no, era vano tentare di parlar di lui.

Infatti egli intese, e non parlò più.

Arrivarono fino alla spiaggia. Tutto era puro, d’una purezza fredda, quasi dura. Il mondo pareva appena creato, tutto nuovo, col cielo senza una nuvola, la rena senza