Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/119

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date qua e là negli angoli ricordavano l’autunno e parevano ranocchi. Il gatto col pelo spruzzato di cenere sonnecchiava accanto al camino spento: all’entrare del padrone aprì solo un occhio e lo richiuse subito.

Anche fuori, il giardino con gli alberi nudi, la siepe nera e i cespugli di rosmarino negli angoli d’ombra coperti di musco, sotto quel cielo che d’un tratto appariva d’un azzurro desolato, dava l’idea d’un cimitero campestre.

Pareva d’essere al confine deserto del mondo, in una povera capanna di gente esiliata.

Neppure la presenza di Sarina vi spandeva calore: tanto che Cristiano si mise quasi istintivamente a riaccendere il fuoco.

Mentre stava curvo sul focolare sentì la voce di lei che gli chiedeva qualche cosa, ma di lontano: sollevò gli occhi e vide ch’ella era penetrata nella cameretta attigua. La sua voce era esile, curiosa e un po’ infantile.

— E quando sarà vecchio, vivrà ancora qui, così?

Egli non rispose subito, attardandosi a disporre meglio i tizzi intorno alla fiamma.

— Come, così? — domandò.

— Così.... solo: così, come.... un contadino.