Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/121

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— Venga qui, — disse. — Ecco il fuoco.

Ella s’alzò subito, ripose il libro, rientrò, ma non s’accostò al camino.

— È tardi: bisogna andare.

— Ma no, aspetti! Devo rispondere alla sua domanda, potrei dirle che son già vecchio, ma non lo dico perchè in fondo non è la verità. Riguardo al resto, può darsi che resti tutta la vita qui, può darsi che me ne vada, secondo! Ma contadino lo sarò sempre.

Allora lei si mise a ridere, come nessuno mai in quella casa aveva riso. Ma dopo, la sua voce risonò un po’ stridente d’ironia, eppure dolce, turbata.

— Che, si è forse offeso?

— Ma no! Sono proprio un contadino: questo volevo dirle. Sono nato nella città, è vero, in una di quelle terribili case allineate, numerate, elencate come i loculi dei cimiteri dove i cittadini vengono deposti per continuare anche dopo morti le loro abitudini di ordine, di pulizia, di strettezza. E non le dico che mi dispiacesse la vita così: cioè non mi dispiaceva e non mi piaceva: l’accettavo, e mi pareva che la gente di campagna o anche di provincia non fosse per questo più felice o infelice della gente di città. Tutto andò bene finchè vissi con la mamma, soli noi due in un appartamento