Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/146

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ancora lì, immobile a guardarlo dall’alto, era per impedirgli di più sollevare gli occhi fino a lei e potersene fuggire silenziosa, come le ombre degli uccelli a volo sopra il pergolato che attraversavano le sue mani.

Un peso alle palpebre, tale che non poteva più sollevarle; un senso di sonno e di sogno lo vincevano; come se avesse bevuto il vino che il ragazzo aveva deposto davanti a lui. Gli pareva di essere a casa sua, di notte, davanti alla sua tavola; la donna era venuta, com’egli tante volte aveva desiderato; era lì, e rischiarava l’ombra intorno come un raggio di luna.

Ma egli non riusciva ad allungare la mano per prenderla, pure desiderandolo con tutte le sue forze; si può prendere un raggio di luna?

E d’un tratto gli parve che il cuore gli si sciogliesse, dentro il petto, in un’onda di lagrime che gli riempivano la gola, gli traboccavano dagli occhi: eppure provava una gioia senza nome: tanto che gli dispiacque di essere richiamato alla realtà dalla voce stessa della donna.

— Cristiano? Ma che fa? Cristiano?

Ecco ch’ella lo chiamava, china su lui, come usava chiamare l’altro.

Egli sollevò la testa; ma vide il ragazzo dell’osteria che veniva verso di loro e non parlò.