Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/147

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Ritornarono assieme.

S’era d’improvviso sollevato il vento, e sul terreno sotto la lunga navata scura del viale le ombre e le chiazze di sole tremolavano incessantemente: si aveva l’impressione di camminare su un terreno mobile, o sull’acqua; tanto che Cristiano metteva istintivamente i piedi sulle ombre più larghe, come sulle pietre di un guado.

La donna gli camminava accanto, senza parlare, col suo passo lungo e rapido che spesso sopravanzava quello di lui.

Camminavano come due che fanno la strada assieme senza conoscersi. Egli la vedeva a momenti nera nell’ombra, a momenti luminosa nel sole e cercava d’indovinarne i pensieri: senza dubbio ella aspettava che ricominciasse lui a parlare; ma egli non voleva, non poteva parlare. Era mai possibile dire quello che sentiva? E s’ella non riusciva a intenderlo anche attraverso il suo silenzio era inutile dirglielo.

Eppoi, no, egli non voleva rompere l’incanto che li trasportava; aveva paura della realtà.