Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/171

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non producevano rumore, tanto il terreno era molle, inumidito dallo scirocco. E guardava in su, verso le cime degli alberi come quando essi avevano i frutti; le nuvole vi si posavano, così basse che parevano sostenute dalla lieve ossatura dei rami già dentellati di germogli: tutto intorno il profilo nero della siepe descriveva sullo sfondo bianchiccio il suo fantastico giro di guglie, di piccole torri, di mura merlate.

E d’un tratto egli sentì il bisogno di evadere da quel suo recinto preistorico: uscì, e quando fu nel sentiero guardò verso il mare, poi andò verso la casetta: ma vide luce alla finestra del salottino e gli sembrò di sentir a parlare, dentro.

Chi c’era? Il cuore gli battè per la curiosità, la gelosia, il dolore di esser fuori di quella stanza, di esser fuori della vita. Ma forse s’ingannava: forse erano la padrona e la serva che chiacchieravano.

Senza osare di accostarsi alla finestra fece il giro della casetta: il cane abbaiava, e sotto la tettoia della porta di cucina egli intravide due persone che parlavano sottovoce tenendosi molto strette.

Al suono dei suoi passi si separarono; ma egli tornò subito indietro, inseguito dall’abbaiare del cane: e quel grido rauco, spezzato e pesante, gli batteva alle spalle,

Deledda, Il segreto dell’uomo solitario. 11