Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/172

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alla testa: era come una scarica di sassi, che lo scacciava, lo minacciava di peggio se non faceva presto a fuggire, e nello stesso tempo lo irrideva e lo compassionava.

Ed egli fuggiva; e non si fermò se non quando lo sgorgare dell’acqua sulla sabbia, sull’orma del suo piede, non lo avvertì che non si poteva andare oltre.

Stette davanti al mare agitato come davanti a uno specchio che invero rifletteva la sua anima com’era in quel momento, piena di un tumulto grigio e ardente.

Com’erano lontane le calme mattine d’estate quando il mare lucido e morto gli sembrava egualmente lo specchio della sua quiete interiore! E dapprima s’ irritò accorgendosi che non rimpiangeva quella quiete, che anzi il ricordo di quei giorni gli destava un senso di pietà verso sè stesso: poi cominciò a sentire un’esaltazione mista di terrore e di gioia: la certezza che amava davvero, che il suo amore resisteva alla gelosia, al dubbio, alla paura del dolore.

— Ma è proprio vero che amo! — disse a voce alta, chinando la testa.

E decise di andare dalla donna e di offrirsi. Bastò questa decisione per renderlo già felice; di una felicità trepida, tanto che si chinò e si fece il segno della croce con l’acqua del mare.