Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/191

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e pareva avesse paura ch’egli la percuotesse.

— Tu mi compatisci? Di che? — egli insisteva, senza sapere veramente perchè questo compatimento di lei gli destasse tanto furore. O meglio, sì, lo sapeva, e voleva ch’ella si spiegasse e finalmente gli dicesse: so chi siete; ma voleva, con la stessa attitudine minacciosa, impedirle di parlare.

— Vattene, e non tornare più qui, se no, non rispondo di me: posso anche accopparti.

— Fatelo! Non ho paura — ella rispose pronta, piegandosi ancora di più, come per prestarsi meglio ai colpi di lui.

Questo lo calmò.

La prese per gli omeri e la costrinse a rimettersi a sedere; poi riprese a camminare.

Nel silenzio sentiva l’ansare di lei, e avrebbe voluto confortarla; ma non poteva, non poteva. Ella era venuta troppo tardi.

— Ho capito il tuo pensiero. Ma perchè vuoi che me ne vada? — disse finalmente, senza fermarsi. — Quello che ha da compiersi si compirà lo stesso, o qui o altrove.

Del resto, non sono stato io ad abbandonarti. Ghiana. Sei tu che non sei più venuta, ed io non potevo venire a cercarti, avendomi tu stessa detto che i tuoi parenti