Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/206

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sono certo che appena ti avrò detto tutto come spero e voglio dirtelo, tu ti alzerai e te ne andrai: ti vedo già come una figura di sogno che deve fra poco dileguarsi.

Ella impallidì, ma non parlò.

— Sono certo.... Eppure no, in fondo spero il contrario, ed è perciò che ti parlo; tu non mi lascerai, no; perchè non sei un sogno, no, sei una donna vera, piena d’amore e di pietà, sei la mia Sarina, anima mia, anima mia....

Proteso su lei le stringeva e le baciava le mani con disperazione, chiudendo gli occhi per non vederla; ma la sentiva tremare, vinta da un senso di paura misteriosa, e non osò proseguire.

— Non fare così, — ella mormorò baciandogli i capelli. — Mi fai paura, mi ricordi quasi l’altro. Perchè devo lasciarti? Non ho lasciato lui che non amavo e devo e posso lasciar te che amo?

Egli si sollevò; la speranza lo sorreggeva di nuovo.

— Io sono peggio dell’altro, Sara. Egli, almeno, era mite; non faceva del male, o se faceva soffrire non era volontariamente. Io invece ho dato tanto dolore, ho fatto infinitamente soffrire sapendo di farlo.

— Ti ho già raccontato qualche cosa della mia vita, — proseguì dopo un attimo di si-