Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/229

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Da lontano vide che le finestre della casetta bianca erano chiuse.

Chiuse come nei tristi tempi passati: e tutta la casa, sebbene illuminata dal tramonto, aveva un aspetto di abbandono che gli ricordò i giorni della sua solitudine.

Egli ne fece il giro, vide la porta della cucina aperta e tornò a rallegrarsi.

Ma subito ebbe l’impressione come se qualcuno lo aspettasse in agguato e gli si gettasse contro assordandolo con urli tremendi: era il cane. La bestia si rizzava dentro la sua cuccia, con gli occhi sanguigni, e gli abbaiava contro come nei primi tempi quando ancora non lo conosceva.

Egli stette a guardarlo, sorpreso, poi vinto da un vago terrore: gli sembrava che anche il cane sapesse.



La serva arrivò, un po’ ansante e pesante, di ritorno dal boschetto ov’era stata a veder passare dei soldati.