Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/241

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— Anche Ghiana parlava così.... — egli disse, trasognato. — E anche lei sapeva tutto. Ma di un’altra cosa ho paura: che il figlio sia anch’esso anormale.

— Dio, Dio, — ella gemette ancora fra sè, stringendo i denti per non gridare; eppure non poteva andarsene; un fascino misterioso la teneva presso l’uomo, e sentiva ch’egli, come lei stessa un giorno aveva intuito, era, più che gli uomini sani, vicino alla verità.

— Vattene, — egli ripetè, respingendola lentamente. — E meglio che te ne vai, sì. Indovino tutto di te; tu hai stabilito di partire di nascosto, dopo avere consultato il dottore che ti ha consigliato così e forse ti aiuterà nella fuga; ed hai voluto salutarmi, per pietà, come hai salutato la salma di tuo marito. Sei pietosa, sì: sei pietosa e crudele, come la vita stessa. E adesso pensi: egli è più vicino di me alla verità, e forse è meglio ch’io rimanga con lui: egli saprà darmi ancora e sempre la vera nutrizione della vita: il dolore; ma se egli non mi prende col piacere, ma se questa notte non mi lega a lui col laccio della carne, io domani all’alba lo lascerò. L’alba riporta l’illusione della gioia nel cuore dei viventi. E tu sei viva, Sara, sei di qua, nel mondo delle illusioni, mentre io sono già, da tanti