Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/242

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e tanti anni, fuori di esso, di là dalla vita mortale.

Ella tremava tutta, e cercava di attirarlo a sè, ma egli la respingeva sempre, finchè ella non intese che davvero era freddo e insensibile come un morto.

Allora si alzò di nuovo.

— Cristiano, — disse, — tu vuoi provarmi, lo so: ebbene, io tornerò domani, e poi sempre finchè non ti avrò convinto. Sei tu, il sogno: io sono la realtà; domani tornerò e vedrai che hai torto. Buona notte.

Egli l’accompagnò fino alla porta: la vide andarsene nel chiarore placido della luna e non dubitò della promessa di lei.

E si addormentò quasi felice, sognando di lei.

Sognava però di aver sognato: no, essa non era venuta, non verrebbe mai più. Oh, s’ella fosse venuta davvero, offrendosi così, come si offre il frutto dall’albero, egli sarebbe stato pazzo davvero a respingerla. E l’aspettava ancora, pur sapendo che non sarebbe più tornata.

Ma quel senso di attesa, di speranza, anche di gioia, era il senso stesso della vita: che cosa si aspetta, che cosa si spera? Nulla, eppure si aspetta e si spera e si gode.

Poi si svegliò di soprassalto, con l’impressione precisa della realtà: la meda-