Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/27

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se un dolore momentaneamente obliato lo riafferrasse forte.

Egli aveva legalmente il diritto di prendere l’acqua dal pozzo del terreno attiguo: ma per far questo bisognava pur uscire di casa.

Uscì dunque di casa con un’anfora e col secchio, tutti e due di rame, leggeri e risonanti come campane: si sforzava ad essere tranquillo, ma il solo pensiero di poter incontrare i due operai gli dava un senso quasi di paura.

Respirò, passata la sua siepe: il luogo era deserto.

Il chiarore dell’orizzonte, di un rosa metallico, simile a quello di un incendio morente, arrossava i pini, il prato, la nicchia in muratura che ricopriva il pozzo. Il silenzio intorno, così intenso che si sentivano vibrare i fili telegrafici della strada provinciale, finì di rinfrancare l’uomo. Egli attinse l’acqua, col suo secchio che destò un rumore stridente quasi spezzasse del cristallo dentro il pozzo; poi dopo aver riempito l’anfora andò verso il punto preciso dove aveva veduto gli uomini misurare il terreno.

Distinse la traccia del loro passaggio, e mentre col piede tentava istintivamente di