Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/37

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Era deciso ad ammazzarlo, se tornava: poi pensò di andare dai suoi vicini ad avvertirli del suo proposito e intimar loro di legare il cane; ma aspettò di calmarsi, per non presentarsi anche lui così come s’era presentata la bestia, con un aspetto feroce.

Ma durante la giornata non sentì più rumori, non vide nessuno. Verso sera uscì in esplorazione: vide la porta e le finestre della casetta ermeticamente chiuse e gli parve di essere ancora solo: andò dunque a prendere la brocca e il secchio e tornò al pozzo.

Era una sera calda, colorata, con l’occidente tutto d’un luminoso arancione, e dalla parte opposta, sopra la brughiera, una grande luna gialla nuotante fra vapori rossi e azzurri. Le cose intorno, gli alberi immobili, la casetta, il pozzo, l’erba del prato, sotto il riflesso di quella luminosità iridata, parevano di metallo.

Egli si chinò per buttare la secchia nel pozzo, ma ancora prima che avesse potuto riempirla si drizzò con un brivido nella schiena. Gli pareva che dal pozzo salisse la voce di un mostro.

Era il cane: veniva dal di dietro della casa, abbaiando, con gli occhi che parevano d’oro; e sarebbe saltato addosso a Cristiano se una donna vestita di bianco, coi piedi