Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/42

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 32 —


verdastro, adesso diventato grigio come sbiadito e indurito dal sale dell’aria marina.

Le vesti, di un leggero panno marrone, abbastanza nuove, se le era già guardate durante il tragitto, come pure le scarpe di stoffa colore della sabbia, sgangherate se non rotte, che parevano calzature da vagabondo divenute in colore dalla strada, ma potevano anche passare per scarpe da villeggiante.

Poi si accorse del suo intimo pensiero e si ricalcò sdegnosamente il cappello in testa. Che importavano le sue vesti? Da lungo tempo egli non se ne curava più che l’animale non si curi del suo pelo. Ma ricordò che l’istinto dell’amore per la femmina porta anche l’animale a farsi bello, a cambiare di pelo: e si propose di andar d’ora in avanti solo alla notte ad attinger l’acqua, poichè non voleva più mettersi a chiacchierare con la sua vicina di casa.

L’immagine di lei gli rimase però ostinatamente davanti, luminosa, coi dolci piedi nudi, le ginocchia piccole rivestite appena dalla buccia della veste, e le mani sofferenti della donna che nasconde nella sua casa un dolore e una fatica.

Col cader della notte gli parve di sentire il latrato del cane e il lamento del malato, attraverso il fruscìo degli alberi e il mormorio del mare.