Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/65

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Ma d’un tratto, ella prese la risoluzione di svelarsi per la prima.

— Mio marito ha una forte nevrastenia, venuta così, non si sa perchè, neppure per eccesso di lavoro o di studio, nè di vita agitata: così, come vengono le altre malattie. Si faceva una vita quieta, agiata. Lui era medico condotto in un paese tranquillo. Anche mio padre è stato medico condotto, nello stesso paese, prima di lui, ma la sua vecchiaia fu serena, sana: si può dire ch’egli è morto scherzando: era un uomo semplice, gioviale, entusiasta, sebbene intelligente. Dico questo perchè adesso pare che l’intelligenza non debba essere che triste o cinica. Mio marito è anche lui intelligente, serio, un po’ chiuso; ma prima della malattia vedeva le cose giuste, chiare, e non si agitava per nulla. Poi d’un tratto fu preso da una melanconia senza ragione, da idee fisse, dall’insonnia, dal desiderio di non veder nessuno. Per questo siamo qui. Sulle prime si pensava d’andare in montagna; ma non è possibile stare così isolati, in montagna. Eppoi bisogna pensare all’inverno.

— Certo, — disse Cristiano con accento imbarazzato, — dicono che l’aria di mare non è buona per i nevrastenici.

— Ma, sa, dacchè siamo qui, invece, mio marito è calmo, tranquillo. Solo qualche