Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/94

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esplorare, quando di lontano arrivò, col vento, una parola di conforto.

— Signora! Signora!

— È la voce dell’infermiere. Deve aver trovato. Anche il cane è tornato verso casa, — ella disse, tornando indietro con una corsa così rapida che Cristiano si sentì sfiorare dalla sua veste come da un’ala.

Il cane venne loro incontro, leccò di nuovo la mano di lei, poi si rimise a correre precedendoli verso un gruppo strano formato dall’uomo con la lanterna che ne trascinava un altro vestito di bianco, esile e piccolo come un ragazzo.

Il chiarore della lanterna faceva loro strada, sull’erba grigia del prato.

Di volo la donna fu presso i due uomini; prese il braccio del marito sotto il suo e gli accarezzò la mano, timidamente, mormorandogli qualche parola con voce dolce come si rivolgesse a un sonnambulo e avesse paura di svegliarlo.

— Ma perchè hai fatto così, Giorgio? Che pena ci hai dato!

L’uomo aveva davvero l’aspetto d’un sonnambulo, con la sua veste da notte, gli occhi chiusi, il viso bianco e duro come di marmo: solo i denti gli tremavano, sotto le labbra strette.

Cristiano si mise a fianco della donna,