Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/113

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Ecce Homo 107

non la conduco in questura è per riguardo alla signora che accompagno: ma badi che mi tengo a mente i suoi sporchi connotati, e che se rincontro un giorno che siamo soli glieli cambio a furia di pugni.

L’altro non rispondeva. Fermo contro il muro, con le braccia abbandonate e la testa china, pareva un morto appoggiato per forza a una parete. E il suo viso era come scavato da una croce nera, senz’altri connotati che quelli di un dolore senza nome e senza forma.

Mai in vita mia ho provato un senso di pietà così straziante nella sua impotenza come quello che quel viso mi destò.

— Lo lasci — imposi all’assalitore — non vede che è un poveraccio? Forse non ha la camicia.

La camicia ce l’aveva, e di seta; ma io dissi così perchè realmente avevo l’impressione di vedere il buon ladrone nudo ai piedi della croce: il vero ecce homo che è in tutti i disgraziati fuori dell’umanità.

Il mio compagno non poteva capire: si irritò anzi contro di me.

— Mò le faccio vedere se la camicia ce l’ha. Aspetti....

E gli frugò nelle tasche come aveva fatto il cameriere: ne trasse il portafoglio, lo aprì: era pieno di denaro. Lo buttò per terra e ci sputò sopra.