Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/119

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Il nome del fiume 113

spendere la lettura: fra il chiasso del vento sentivo vaghi lamenti, richiami di soccorso: il cane cominciò a urlare, poi tacque d’improvviso: il vento spazzò via tutto. La mattina dopo ci si accorse che i ladri ci avevano rubato le galline e strangolato il cane.


*


Il vento della speranza spazzava a sua volta le orme di queste piccole miserie: le tacche sull’anta del camino salivano, la neve si scioglieva e qua e là la terra faceva rivedere il suo materno viso bruno. Il carnevale scuote i suo sonagli dipinti, e fino alla casa in duolo arrivano le musiche dai ballabili lenti e sensuali.

Un giorno un uomo mascherato batte alla nostra porta. Ci si deve aprire? Noi non abbiamo nemici, nessuno può farci del male. La maschera però è, sempre, un segno di mistero, e l’uomo viene ricevuto con curiosità paurosa. È alto e smilzo, vestito con un antico costume da caccia di velluto verde. Il fucile è rassicurante, perchè tutto di legno; più rassicurante la polveriera piena di confettini colorati. Egli s’inchina di qua e di là, bacia la mano alla mamma, rivolge frasi graziose alle ragazze,