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122 il sigillo d’amore


Ella gli tolse un capello grigio dal bavero della giacca e si appoggiò con tutte e due le mani sull’omero di lui.

— Marco, lo sai, ho bisogno di un vestito. Lasciami spiegare. Ho bisogno del solito vestito di mezza stagione, però fa già caldo, non senti? e io sono nervosa e non ho la pazienza di sottomettermi alle torture che mi infligge con le sue prove e riprove quella smorfiosa della mia sarta. E poi lei mi dà così ai nervi col suo eterno chiacchierare, col suo Parigi di qua Parigi di là, lei che non è stata mai neppure a Frascati. Tu devi preoccuparti della mia salute, Marco, se non altro perchè io sono necessaria alla famiglia, e se manco io neppure ti sogni quello che può succedere qui. Perchè io il mio dovere lo faccio, come nessuna altra donna al mondo, e sono contenta di farlo, e sono felice di vivere e di lavorare, per te, per tutti: e non ho grilli per la testa, e non sono leggera nè vanitosa nè bugiarda, come sono le altre donne. Questo non per vantarmi, ma insomma per dire che qualche riguardo anche alla mia salute si deve avere. Io non me la sento, dunque, di sottopormi adesso al supplizio di farmi fare il vestito dalla sarta, che poi me lo finirebbe per l’altra mezza stagione. Ho bisogno di comprare subito il vestito già bell’e fatto.

Respirò, come dopo una corsa vertiginosa, e